Ark

36 / Dismisura

Dicembre 2020

Quale misura cerchiamo per il presente che viviamo? Quante dimensioni riconosciamo nelle nostre vite? Come ne misuriamo le grandezze? Nel corso dei prossimi quattro numeri Ark andrà alla ricerca di un’ontologia, di una coordinata, di una misura, tema del piano editoriale 2020 – 2021. Una misura psichica, affettiva, che si confronti con la conservazione della biosfera. Volontà (Ark 37) e progetto (Ark 38) sono le traiettorie che determinano il nostro agire, definendone due orizzonti contrapposti: dismisura (Ark 36) e frugalità (Ark 39).

La misura come possibilità di coesistenza senza distruzione è minacciata dall’aggressività della contemporaneità. Tramontata l’idea di destino e di tempo lineare, svanite le concezioni dell’esistenza fondate sul riscatto, il traguardo, la crescita infinita, costitutive degli Stati moderni e delle misure che li hanno definiti, oggi prevale la ‘hybris’, mutante e informe realtà di confine dai limiti indefiniti. Sorgono paure nuove per l’indimostrabile e l’imprevedibile. In una realtà così tumultuosa, la misura deve ritrovare il significato che le appartiene, legato a un destino più ampio, ecocentrico, modificabile, socialmente equo, condiviso tra popoli e culture diverse. Il ‘territorio’, questione di ‘terrore’ diventa allora un ‘paesaggio’ vivente, da trasformare con sobria attenzione all’abitare, di cui l’architettura si fa custode, al fine di ritrovare la misura dei passi, delle ombre, di vibrazioni atmosferiche in equilibrio tra la quiete di cui abbiamo bisogno e l’irrompere del mondo. In architettura nessuna misura è capace di risuonare nella psiche senza immaginazione e senza atmosfera. Ed è qui che essa può ridiventare dismisura, riavvicinandoci al sentimento del grandioso nel quotidiano.

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