Ark 42

Festa

giugno 2022

Dopo avere esplorato la dimensione privata dell’intimità, Ark 42 si immerge nel paesaggio collettivo della festa. Le feste uniscono: i Wanderer alla Natura e al Sublime, gli abitanti alla comunità, reale o immaginata, a cui confermano la propria intesa. La festa è tra i momenti più intensi della vita, legato alla fugacità dell’azione performativa e alla durata dei suoi effetti sulla memoria emotiva. L’atmosfera di festa, il sentimento di intensa e talvolta violenta partecipazione che sorge quando se ne fa esperienza coincidono con l’essere coinvolti in un dato luogo e momento, con l’esserci completamente, psiche e corpo.
È con l’industrializzazione che la dimensione della festa oltrepassa i confini della cultura popolare e dell’ambito religioso per espandersi a dismisura, colonizzando luoghi, architetture, oggetti.
Vi è stato un momento nella storia dell’industrializzazione in cui artisti, poeti, intellettuali e produttori riuscirono nell’impresa di avvicinare un mondo ancora permeato di sacralità e di convinzioni morali a quello della macchina. Gli oggetti e i gesti, lontani dall’essere strumentali alla produzione di valori d’uso e di scambio, erano chiamati ad esprimere istanze spirituali e volontà di riscatto poste nelle mani di migliaia di artefici.

In Ark 42 la festa torna ad invadere il fare quotidiano e il lavoro si trasforma nella preparazione di una festa, affatto intesa come il ripetersi di un rituale consumistico, quanto come una forma di devozione, di reciproca appartenenza tra la terra e gli artefatti umani. Una quotidiana atmosfera di festa circonda le produzioni di ogni giorno, innanzandole oltre la loro funzione per consegnarle a un significato ulteriore: ecologico, spirituale, etico.
Può l’architettura tornare a informare la quotidianità portandovi un’atmosfera di assorta concentrazione, di festosa ritualità e di devozione? Può essere ancora capace di produrre un Altrove, di riabilitare una “primavera sacra” in dialettica antitesi rispetto all’uniformità delle scelte che facciamo?
La festa si fonda, ogni volta da capo, su una reinvenzione del quotidiano. Le forme contemporanee in cui essa ha luogo, quando mantengono vivo questo anelito rivoluzionario, testimoniano che un luogo di cambiamento è ancora praticabile.

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