Ark 38

Progetto

giugno 2021

Progettare è agire su un confine, tra tecnica e mondo immaginale, tra calcolo e incoscienza, tra prudenza e pulsione irrazionale. Progettare è riallineare le opposte dimensioni che dicono l’uomo: la volontà (Ark 37), un tratto risolutamente umano, e la realtà là fuori, la dismisura (Ark 36) di un mondo in divenire ma pur sempre finito, un aggettivo demotivante inviso ai fautori dell’innovazione continua. Progettare impone una scelta, ogni volta necessaria e mai univoca, tra un idealismo che considera la vita interiore dell’uomo come una realtà ordinata impegnata a stabilire un’etica che governi un mondo caotico, tra un sentimento ambientalista che considera la psiche umana il luogo della frammentazione e trova quiete nell’ordine delle leggi naturali, tra un esistenzialismo che vede il disordine tanto nella vita interiore sempre incompiuta quanto in quella altrettanto irrisolta della realtà di cui vanno comprese le lacerazioni. Progettare è un atto che ogni volta implica l’assunzione di una posizione rispetto a queste grandi contraddizioni. Per questo progettare non è una pratica assoluta e definitiva. Ad essere esplorata attraverso il progetto, ogni volta, è una faccia del prisma che compone la realtà.  Il ruolo del progettista oggi è quello di riallineare le controverse istanze del nostro tempo, dalla dismisura (Ark 36) alla frugalità (Ark 39), di radunare, di tenere insieme, di custodire le divergenti dimensioni che ci abitano: il calore domestico di un rifugio e la perfezione esecutiva di una valvola in acciaio, la memoria di una tradizione e di una cultura d’origine e la militanza ambientale con i suoi materiali ultraleggeri, l’upgrade e il downgrade, la crescita e la decrescita, la socialità vera e tangibile e il raccoglimento monastico. Può un progetto tenere insieme tutte queste dimensioni? È il tema che questo numero di Ark va esplorando.

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