Piano Editoriale

2018-2019

Tra il 2016 e il 2017 Ark ha esplorato la dimensione dello sguardo. Guardare ha costituito il primo atto soggettivo indispensabile ad esercitare la consapevolezza dell’io sul mondo, ha consentito di compiere una riflessione sui fenomeni e sullo spazio a partire dal sé: ci siamo chiesti chi siamo a partire dal nostro corpo, dai sensi, dalle facoltà analogiche e fisiche dell’esperienza, dalle emozioni e dai sentimenti. Tra il 2017 e il 2018 Ark ha proseguito la propria indagine attraversando le età della vita, le relazioni tra gli individui e tra essi e l’ambiente, alla ricerca di quei fondamenti etici e ontologici che potessero dare senso all’agire collettivo.

 

Il progetto editoriale per l’anno 2018-2019, che il numero di dicembre 2018 inaugura, rielabora l’eredità fino ad oggi raccolta e si appresta ad esplorare il presente in cui si dà l’esistenza quotidiana di ciascuno di noi: un presente dominato in ogni sua forma dalla tecnica. Si esploreranno la tecnica e l’uomo nuovo che essa ha prodotto. Si indagheranno le Archeologie che hanno sigillato il progresso tecnico-scientifico nella memoria e che oggi sono al centro di nuove e inattese riappropriazioni (Ark 28), gli Standard che hanno consacrato la tecnica a modello incontrovertibile da un lato e le sue “unità di dismisura” che l’hanno trasformata in oggetto di superstizione dall’altro (Ark 29), i traguardi virtuosi che essa ha raggiunto, le sue scintille visionarie e le sue Invenzioni (Ark 30), senza essere sopraffatti dai suoi deliri, per non smarrire un senso dell’esserci più grande, per ristabilire un equilibrio tra il vivere vigile e il sonno del logos, tra la luce proiettata dalla ragione calcolante e l’Oscurità del non ancora esplorato (Ark 31).

 

È nuovamente un viaggio circolare, non lineare e denso di intersezioni quello che si andrà dispiegando nelle pagine di Ark, tracciato lungo una traiettoria che si dilata e si  contrae, dagli archivi e dai luoghi della memoria riemersi in superficie (Ark 28) all’oscurità di ciò che non è ancora o che è rimasto incompiuto (Ark 31), attraversando le luminosità dell’innovazione tecnologica e della sperimentazione di nuovi modi di vivere e abitare il mondo (Ark 30) che hanno stabilito nel corso del tempo soglie e limiti di cui indagheremo l’utilità e le contraddizioni (Ark 29).

 

Questo viaggio porrà, mantenendola sullo sfondo di ogni numero, una domanda ampia e inclusiva che accompagna la storia di una rivista sulla cultura architettonica e il paesaggio lombardi quale è Ark: quali sono, se ve ne sono, i limiti che definiscono l’agire della tecnica? Di quali possiamo disfarci, quali rivendicare e difendere? Con quali strumenti è possibile agire senza smarrire sé stessi in un orizzonte illimitato e i cui confini, naturali o determinati dall’uomo, contengono sempre il loro stesso superamento? Tali confini possono essere indefiniti e continuamente riprogrammabili, fino a considerare trascurabili i limiti della biosfera in cui abitiamo? E infine, la ricerca dell’armonia delle cose semplici, a cui Ark ha dedicato nel corso del tempo una grande attenzione, continuerà ad essere un contraltare necessario al totalitarismo delle prestazioni e alla tirannia dei bisogni sui desideri? Ark porrà queste domande a partire dalla sua doppia natura: la prima contenuta nel nome che essa porta (l’archè); la seconda, più vulnerabile solo ad uno sguardo di superficie, racchiusa nei confini dello spazio fisico e delle geografie che indaga e attraversa.